Dirigente Scolastico: Prof.ssa Silvia Boaretto

Referente d'ordine: Prof.ssa Anna Aguzzi

Referente di plesso: Prof. Pierpaolo Mout

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PAOLA GARELLI

P.zza Andrea Filippa n°2 - 10040 Tetti Francesi Rivalta (TO)
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Paola

Paola era una donna di media statura (1,68 cm circa), magra, occhi verdi smeraldo e capelli di un castano caramello lisci come spaghetti. Aveva forme poco prosperose ma adatte al suo fisico. Le piaceva studiare, ma anche insegnare soprattutto l’arte, qualsiasi cosa che trasmettesse cultura le interessava. Le piaceva molto anche andare a cavallo nei dintorni della casa dove abitava, in cui c’erano anche capre, pecore, galline e maiali.

Paola aveva una figlia piccola, Mimma, con cui amava giocare, correre e raccogliere margherite. C’erano anche delle cose che non le piacevano affatto: non le piaceva la radio, ad esempio, perché ultimamente trasmetteva solo brutte notizie, non le piaceva rimproverare sua figlia perché odiava vederla piangere. Non le piaceva il fascismo che da troppo tempo ormai decideva le sorti dell’Italia.

Avrebbe potuto rimanersene con le mani in mano, sperando che finisse tutto al più presto, ma quando scoppiò la guerra, Paola decise di partire.

Era appena sorto il sole e Paola preparava le ultime cose: quella sarebbe stata l’ultima mattina passata nella sua piccola casa e, anche se non poteva averne la certezza, l’ultima volta che avrebbe visto Mimma. Prima di uscire, andò da Mimma che ancora dormiva e le diede un bacio, sul comodino poggiò una lettera per lei. Il cuore era stretto come un pugno ma doveva farlo perché Mimma potesse vivere in un paese libero.

Prima di chiudere la porta guardò per l’ultima volta l’ingresso della sua casa poi, con qualche lacrima, partì per la sua nuova avventura da partigiana.

Certo, la vita lassù non era facile. Molte volte la nostalgia tornava forte e pensava a Mimma, ai suoi genitori, alla vita che andava avanti senza di lei.

Un pomeriggio, Paola stava di guardia alle pendici di un boschetto che conosceva bene: spesso, da piccola, era andata a giocare lassù. Ad un tratto sentì il rumore di spari lontani farsi sempre più vicini, così prese a correre verso un posto più sicuro.

Non ci pensò due volte e prese la direzione di casa, quasi le fosse venuto spontaneo riperoccrere quella strada che sapeva a memoria. Era affaticata e sudava tanto, più per la paura che per la stancchezza. Nel percorso rivide le case dei suoi amici abbandonate e le venne una grande tristezza al pensiero che molti di loro erano stati uccisi. Chissà se Mimma era ancora là, chissà se stava bene.

Dall’esterno nulla sembrava cambiato: le tapparelle erano abbassate e l’erba attorno era cresciuta molto. Fece il giro per controllare il resto della struttura, quando vide tre soldati appostati proprio vicino all’ingresso secondario, quello sul retro.

Paola non aveva mai sparato, anche se in tasca portava sempre la pistola. Sapeva che loro erano in maggioranza e che se si fossero accorti di lei, sarebbe stata la sua fine. La impugnò e iniziò a tremare. Pensò a Mimma e sparò. In quel momento seppe che stava facendo una cosa orribile, seppe perché non aveva mai sparato, seppe anche che era l’unica cosa da fare, prima di morire.

Mimma

“Ciao” è l’ultima parola che ho sentito dire a mia madre, prima che se ne andasse, quando io avevo solo sei anni. Me lo ricordo come fosse ieri, era un lunedì mattina, pioveva con tuoni e fulmini, come i miei occhi che non sapevano ancora bene che cosa stesse succedendo.

In casa dormivano tutti tranne mia madre, che era in bagno e si stava vestendo. Quando ebbe finito, entrò nella mia camera, così chiusi gli occhi e feci finta di dormire: mi diede un bacio e poi andò via.

Il giorno dopo trovai sul comodino una lettera indirizzata a me. Lì capii che non l’avrei più rivista. Mi sentii abbandonata, ero arrabbiata con lei. La lontananza mi provocò molta nostalgia al punto che non capivo il senso della mia vita.

Oggi che ho trent’anni mi rendo conto che quello che mia madre ha fatto per me e per tutti gli altri è profondamente giusto, al contrario di quello che pensavo allora. La voce che sentivo dentro di me e che mi diceva che non avevo fatto nulla di importante, che la mia era un’esistenza sprecata è scomparsa. Anche io ho deciso di fare qualcosa di importante, così ho iniziato a girare per tutte le scuole d’Italia  per fare conoscere la vita di mia madre e per spegare perché è necessario dire NO alla guerra.

Ho scritto anche io una lettera per lei, chissà se riuscirà a leggerla.

Mia cara mamma,

chissà dove sarai adesso. Provo a scriverti perché so che mi segui anche da lontano, anche se ti vorrei abbracciare veramente. Sappi che ti ho perdonata per avermi fatto crescere senza di te, senza qualcuno a cui poter raccontare tutti i miei segreti. È stato difficile affrontare da sola i problemi di tutti i giorni. Mi è mancata la tua protezione quando le bocche cattive parlavano male di me e di te, fortissimo il dolore di non averti più accanto di non trovarti a casa quando torno da scuola mentre cucini qualcosa di buono.

Sai, adesso ho capito perché l’hai fatto. Forse perché sono più grande. Non mi vergogno di te, anzi sono orgogliosa di avere avto una mamma tanto coraggiosa che ha lottato contro tutto e tutti. E per me sei stata e sei ancora oggi e sarai per sempre la mamma migliore del mondo.

Ti voglio bene e te ne vorrò per sempre.

Notizie

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